«Manifestazioni verghiane», torna il teatro di reviviscenza con «L'amante di Gramigna»

08/08/2008 20:00
08/08/2008 22:00
Il regista Giovanni Ielo

Venerdì 8 agosto h.20 - Vizzini

Storie di briganti, amori e tradimenti nella Sicilia post risorgimentale, vicende che racchiudono un messaggio, ieri come oggi, sempre attuale. L’associazione «Teatro Skenè» inaugura venerdì sera 8 agosto (ore 20) a Vizzini, con «L’amante di Gramigna», la prima delle sei serate che quest’anno le «Manifestazioni verghiane» dedicheranno al teatro di reviviscenza. L’adattamento e la regia sono di Giovanni Ielo, che per presentare al pubblico il suo ultimo lavoro di ispirazione verista ha scelto l’antico quartiere popolare Fontana-San Giovanni. La scenografia sarà disegnata dalle casette di quel «paese in cima al colle, arrampicato sui precipizi» («Mastro don Gesualdo», capitolo primo) che si stagliano fitte e quasi accavallate alle spalle del palcoscenico naturale sul quale il brigante Gramigna (Sebastiano Rizzo) contenderà a massaro Finu (Nicola Costa) l’amata Peppa (Maria Teresa Martuscelli), trasformata in “lupa” dalla passione per il bandito. Nel cast anche Giuliana Accolla nel ruolo della gnà Lina e Lorenzo Falletti nei panni di don Ninì. Lo spettacolo andrà in replica fino a domenica 10 agosto.

«L’amante di Gramigna» è uno dei capisaldi del Verismo, novella preceduta da una prefazione, dedicata al romanziere Salvatore Farina, nella quale il Verga esprime la propria dichiarazione d’intenti sullo studio quasi “scientifico” di quei «fatti diversi» che incarneranno le vicende degli umili. Ma l’opera è anche la prima portata in scena, nel lontano 1972, da Alfredo Mazzone, regista vizzinese che per primo si dedicò agli adattamenti teatrali delle novelle verghiane inventando il teatro di reviviscenza e portando alla ribalta culturale la sua città per oltre un decennio.

«Con questa edizione delle Verghiane - spiega il regista Giovanni Ielo - intendiamo sottolineare la modernità del messaggio di Verga, interpretando una realtà storica e sociale caratterizzata da precarietà e sofferenza. Trovare nel teatro un luogo e uno spazio dove, senza amplificare i conflitti sociali derivanti da aspettative che ci trasciniamo dall’unificazione d’Italia, sia possibile dare voce ai protagonisti del popolo verghiano, è un’operazione sociale e culturale di valore nel panorama civile non solo meridionale, ma anche nazionale».